Trattato sulla Polirtimia
EDIZIONE 2026
Quando nel 1980 pubblicai il primo volume del Metodo Poliritmico, la batteria viveva una fase di grande trasformazione.
I vent’anni precedenti avevano visto l’affermarsi di una concezione più “solista” dello strumento: batteristi come Elvin Jones, Tony Williams e Jack DeJohnette avevano aperto nuovi orizzonti tecnici e musicali, basati su una profonda esplorazione delle possibilità poliritmiche e polimetriche.
Il mio intento era quello di offrire ai batteristi un sistema di studio moderno, fondato sulla consapevolezza del ritmo come linguaggio universale e vitale.
Come scrisse Carl Orff:
“Insegnare il ritmo è difficile. Il ritmo si può solo liberare, sprigionare…
Il ritmo non è un’entità astratta: è la vita stessa, è la forza che unisce linguaggio, musica e movimento.”
Questo metodo nasce proprio da quella convinzione: il ritmo non si insegna, si risveglia.
La poliritmia diventa così non soltanto una tecnica, ma un modo di pensare e sentire la musica, un percorso che unisce corpo, mente e ascolto in un unico flusso espressivo.
Struttura del Metodo
Il Metodo Poliritmico si articola in tre volumi complementari, ora riuniti in un’unica edizione:
Volume 1 – Solfeggio applicato e rudimenti di poliritmia: esercizi di lettura e coordinazione su quattro arti, con introduzione graduale ai principi poliritmici.
Volume 2 – Fraseggi e strutture: studio di combinazioni e frammentazioni ritmiche su tamburi e piatti, applicate a strutture di 4, 8 e 12 misure.
Volume 3 – Indipendenza e tecnica avanzata: sviluppo dell’autonomia motoria e della coscienza ritmica attraverso esercizi di sovrapposizione, spostamento e variazione metrica.
L’uso delle veline trasparenti, che consentono di sovrapporre diverse divisioni ritmiche, offre allo studente un numero pressoché infinito di combinazioni.
Questo approccio dinamico permette di comporre studi sempre nuovi, esplorando progressivamente i rapporti tra tempi, accenti e pulsazioni.
Dalla didattica alla scena internazionale
Nel corso degli anni, questo lavoro mi ha portato a condividere il mio approccio con studenti e colleghi in tutto il mondo.
Negli anni ’80 e ’90 fui invitato a tenere corsi e stage presso la Berklee School di Boston – New York e successivamente al Drummer’s Collective, dove ebbi modo di confrontarmi con straordinari musicisti e giovani talenti.
In quel periodo entrai in contatto con il grande batterista Ralph Humphrey, che rimase profondamente interessato al metodo e decise di adottare il “Metodo Poliritmico” nel suo corso di insegnamento presso il Musicians Institute di Hollywood Boulevard.
Questo scambio umano e artistico rappresentò un momento importante: la conferma che la ricerca sulla poliritmia aveva un valore universale, capace di superare confini culturali e stilistici.
Il riconoscimento dei grandi maestri
Nel tempo, alcuni dei più grandi batteristi della scena internazionale hanno riconosciuto il valore e l’originalità di questo lavoro.
Musicisti come Steve Gadd, Alphonse Mouzon, Max Roach, Louis Bellson e Kenny Clarke hanno studiato e analizzato i miei libri, lasciandomi le loro firme autentiche come segno di stima e apprezzamento per l’approccio innovativo del metodo.
Questi riconoscimenti, che saranno allegati in questa ristampa, rappresentano per me non solo un onore personale, ma la testimonianza che la ricerca sulla poliritmia è parte viva e condivisa dell’evoluzione del linguaggio della batteria moderna.
Un metodo senza tempo
La polimetria, elemento centrale di questa ricerca, si realizza quando un ritmo viene sovrapposto o accostato a un altro che possiede una diversa unità di tempo o di accento.
Studiare la polimetria significa allenare non solo la coordinazione, ma anche la memoria, la percezione del tempo e la creatività.
Oggi, a distanza di decenni, questo metodo conserva intatta la sua attualità.
La batteria è cambiata, la musica è cambiata, ma la ricerca sull’indipendenza ritmica rimane una delle frontiere più affascinanti e formative per ogni musicista.
Spero che questa ristampa integrale dei tre volumi possa ispirare nuove generazioni di batteristi a proseguire questo percorso di consapevolezza ritmica e libertà espressiva — perché la poliritmia, come la musica stessa, non ha tempo.